mercoledì 11 novembre 2015

IL RESTAURO FAI DA TE


Questa lancia sorrentina cabinata reclama, necessitava di lavori per apparire ancora bella e in forma, ma simili interventi sono molte volte antieconomici.
La barca ha i suoi anni e questa volta il lavoro viene fatto dagli armatori.
L'alaggio evidenzia i comenti aperti del fasciame e l'attacco della chiglia, causa perenne di acqua in sentina.
Ci fa piacere pensare che probabilmente le nostre documentazioni, filmati  e tutto quello che abbiamo pubblicato, siano stati decisivi per la scelta di intervenire col 10 10 CFS e i suoi additivi in maniera attuale e risolutiva.
Il 10 10 CFS da solo non basta, ci vuole anche la passione e l’accortezza di fare asciugare il legno, cambiare le tavole che sono arrivate alla loro fine, sostituire i madieri, far scaricare omogeneamente il peso della barca su un buon supporto, perché non prenda "brutte curvature", sostituire o rinforzare alcune staminali.
Il legno a parità di peso è tre volte più resistente dell'acciaio, ma deve essere asciutto.
I comenti che superano i 2 - 3 mm sono stati "rinvergati" partendo dalla tavola centrale e procedendo, nel lavoro, alternando una sì e una no perché i movimenti siano limitati.
Nei comenti più sottili è stato fatto il calafataggio con cotonina  - mai la stoppa!!! o cotone idrofilo (sì, quello da iniezioni) perché assorbe meglio la resina e più velocemente.
Si è eseguita a chiudere la stuccatura del comento, sul calafataggio ancora fresco,
con 10 10 CFS e Microfibre Naturali.
La "messa in opera" di tessuto di vetro biassiale da 300 gr ±45° andrà a bilanciare l'anisotropia del legno (che ha una fibra unidirezionale) in modo da contrastare l'apertura dei comenti caratteristici di questo tipo di costruzione. Spessore totale meno di 0,5 mm (meno di mezzo millimetro!!!).
Anche la ruota di prua e lo specchio sono ora solidali con la struttura.
In piccolo, una vite in bronzo, di circa 8 mm ha una tenuta massima di quasi 150 kg nel punto di forza che possiamo considerare 1 cm2. Su una tavola larga 10 cm che si trova sulla ruota di prua al massimo ne possiamo mettere 3, per complessivi 450 kg.
Il 10 10 CFS, considerando sempre la stessa tavola di 10 cm con battuta d’appoggio di 8 cm si ha un'area di 80 cm2 (la stessa del caso precedente), ha un potere di incollaggio di oltre 140 kg/cm2, vale a dire complessivamente oltre 11.000 kg (undicimila).
In più ci sono anche le viti che servono a tenerla in posizione. Non andranno mai in fatica e l'incollaggio resterà perfetto, senza necessità di manutenzione.

Per saperne di più: www.cecchi.it

Foto 1 Dopo qualche giorno dall’alaggio.


Foto 2 Pulizia interna.


Foto 3 Rinforzo staminale.



Foto 4 Nuovi madieri.



Foto 5 Quasi pronta.



Foto 6 Finalmente in acqua.



Foto prodotti: 10 10 CFS, Microfibre Naturali, tessuto di vetro biassiale da 300 gr ±45°

martedì 23 dicembre 2014


UN AUGURIO DI BUON NATALE A TUTTI E UN BUON 2015.

L'attività degli uffici e delle spedizioni riprenderanno dal giorno 7 gennaio 2015.


AUGURI

giovedì 19 giugno 2014

L'ARTE DEL FAI DA TE


I tempi attuali sono quelli che sono e… forse, ne avremo ancora per un po’...
L'insoddisfazione dei lavori di manutenzione, perché non eseguiti bene o a costi improponibili, hanno modificato l'utenza delle "piccole barche" che solo qualche anno fa erano considerate misure importanti.
Il connubio tra costruzione in vetroresina e rifiniture di alcuni particolari significativi in legno ha assunto un’importanza e un colpo d'occhio eccezionale.
Francesco nella scelta della sua barca è stato lungimirante. Colore della vetroresina bianco panna (così non riscalda e si sporca meno del solito blu, bello… ma che noioso!) fascione laterale e trincarino che ricordano le passate costruzioni e da qui le preoccupazioni e il disagio di non averle sempre al massimo.
La tranquillità e la soddisfazione dell'armatore è anche nella perfetta manutenzione e integrità progettuale.
La finitura e il mantenimento del legno è quello che più lo ha crucciato. Lui fa tutto altro mestiere, ma prima di fare ha voluto capire.
Perché da sotto la base dei candelieri vengono fuori macchie più scure?
Semplice: le viti hanno rotto le fibre del legno e l'umidità che penetra attraverso di esse si allarga e lo scurisce. Per risolvere il problema si allarga il precedente foro di 2 o 3 volte, si impregna con 10 10 CFS e a seguire si riempie con la stessa additivata con Addensante n° 2. Dal giorno dopo si crea un foro centrale con diametro inferiore a quello della vite, che si farà strada con una tenuta eccezionale e il problema è risolto.
Perché non si deve usare il phon a calore per rimuovere il trasparente?
Perché si può danneggiare il legno e nella fase di riscaldamento la vernice che per una attimo diventa liquida viene assorbita e impedirà una perfetta impregnazione nel successivo trattamento facendo anche discontinuità di colore.
Come controllarne l'uniformità?
Una spugnata abbondante di acqua dolce metterà in risalto l'eventuale presenza di residui del precedente trattamento.
Ora si può iniziare!
E a dargli una tonalità leggermente più scura?
Dopo la seconda mano applicare SPINNAKER Wood Protection Clear (che è leggermente colorato) oppure aggiungere sino al 10% di SPINNAKER Mahogany che è mordente concentrato. Alla tonalità desiderata si danno le altre mani di SPINNAKER.
Perché usare come prima mano la resina 10 10 UV Protection o 10 10 CFS?
Perché compatta le fibre del legno, saldando le piccole spaccature. Se il legno viene protetto successivamente con la linea SPINNAKER si ottengono risultati di lucentezza e durata eccezionali.
Quale tipo di vernice trasparente usare della nostra gamma e come applicarla?
L'offerta è varia e completa, tra esse SPINNAKER Gold Fashion che come altri prodotti della linea non necessita di carteggiatura tra mano e mano. Facile da applicare, grande lucentezza e risultato nel tempo.
Tante domande ancora fatte durante gli interventi operativi nei week end e poi inviate corredate con foto via internet (una bella comodità) a costo zero e in tempo reale.
Ecco, essere accanto alla barca, il cliente ci presenta le sue necessità e partecipiamo insieme alla fattibilità del lavoro.





foto 1 - Appoggio del candeliere. I fori delle viti sono stati allargati di 2,5 volte e riempiti con 10 10 CFS e Addensante n° 2. I nuovi fori sono di diametro inferiore a quello delle viti perché trovino un ottimo contrasto e tengano bene.




foto 2 - Il candeliere dopo l'intervento "meccanico" e il nuovo trattamento di verniciatura con 10 10 CFS e SPINNAKER YACHT Varnish.



foto 3 - Il legno riportato a nuovo e controllato nella omogeneità del colore dopo una "spugnata" di acqua.



foto 4 - L' ottimo effetto estetico che compiace l'armatore per il suo lavoro.



foto 5 - Il meritato riposo dondola dolcemente la "creatura".

I prodotti: 10 10 CFS, Addensante n°2, SPINNAKER GOLD FASHION, SPINNAKER WOOD PROTECTION, SPINNAKER MAHOGANY

martedì 27 maggio 2014

IL BUON TIMONE


Bolina stretta, avanti a tutta forza e… colpi di timone per salire sull'onda e partire in surf.
Intervenire sul timone è un lavoro che si cerca di rimandare. Non è un intervento di normale routine. I timoni non sono facilmente "indagabili" con i rilevatori di umidità, perché la struttura di ferro manda in tilt lo strumento. Bisogna interpolare tra i numeri.
In questo caso, Mirco, è stato drastico. Non trovava soluzione e consolazione a vederlo gocciolare per giorni e giorni ad ogni alaggio. Stucca qui, stucca là, ma il problema restava, tornava puntuale.
Lunghi colloqui telefonici e poi la prima finestrella, a seguire la seconda e con questo accesso rimozione completa di tutta la schiuma poliuretanica.
Marcia e piena di acqua come una spugna.
Nessuna struttura, né cellule chiuse tanto decantate.
Il timone mostra lo strato sottile della laminazione; l'ossatura interna d'acciaio è ancora integra, seppure in parte sganciata dall'involucro esterno. Gli stucchi a base poliestere, seppure fibrati, ritirano, contengono solvente!
Lavaggio generoso con acqua. Solo acqua per la rimozione completa dei residui e per sbloccare ogni accumulo raccolto di decomposizione del poliestere.
Niente meglio dell'acqua!
La struttura ora appare asciutta e trasparente. Lo skeg di due parti, di cui quella alta è proseguimento dello scafo, è allineata con due perni a metà struttura prima di essere laminata per dare integrità. Lì si è scavato per il controllo e ricostruita la parte mancante con 10 10 CFS e Microfibre Minerali prima di laminare nuovamente con vetro e carbonio unidirezionale.
Sempre con 10 10 CFS e Microfibre Minerali viene formato un impasto simile a una marmellata densa che dopo avere spennellato le parti interessate, con il solo 10 10 CFS, viene introdotto attraverso le “tasche” del timone, in modo da creare un rinforzo e per fare una corretta presa degli appoggi interni di acciaio come nella parte da ricostruire dove è fissato con viti il calcagnolo.
Il PVC a cellula chiusa, tagliato in strisce, è stato zeppato all'interno della struttura.
Poi è stato versato il Core Bond, che è andato a baciare tutte le parti formando una continuità strutturale tra l'acciaio, le strisce di PVC e la parte interna del timone.
Il timone, pur non considerando l’ossatura interna di acciaio, è diventato un "osso di seppia" leggero, monolitico con un peso medio di circa 0,5 - 0,6 kg per litro.
Le tasche hanno permesso di fare il lavoro e controllare il riempimento in due fasi: la prima fino a metà timone e la seconda, dall'alto, a saturazione completa.
Le fasce di rinforzo in biassiale (il mat avrebbe appesantito inutilmente) hanno minore spessore e più forza.
Ora Mirco, è soddisfatto e nei prossimi anni avrà la certezza del buon lavoro fatto.

Per saperne di più: www.cecchi.it




Foto 1 – Il timone una volta svuotato viene lavato con acqua.



Foto 2 – Particolare sullo skeg con il perno di rinforzo.




Foto 3 e 4  – La pala del timone è stata riempita con PVC e Core Bond, in evidenza le due “tasche” già chiuse.


 


Foto 5 e 6 – Lo skeg già riparato e poi rinforzato con fibra di carbonio.




Foto prodotti: 10 10 CFS, Microfibre Minerali, fibra di carbonio, Core Bond, stucco Nautilus Epoxy Light Filler.

giovedì 23 gennaio 2014

VERNICIARE LA BARCA CON SMALTO

Sul mensile MONDO BARCA MARKET di gennaio il nostro redazionale su come verniciare la barca con lo smalto NAUTILUS POLYURETHANE ENAMEL


Il biglietto da visita della nostra barca, strano ma vero, è l’opera morta. E’ come l’abito che indossiamo che oltre che pulito non deve avere strappi o pieghe. Quando le nostre fiancate hanno bisogno di essere verniciate, NAUTILUS POLYURETHANE ENAMEL è lo smalto idoneo per questo lavoro: le sue performance e caratteristiche permettono di avere dei risultati più che eccezionali, facilmente raggiungibili da chiunque abbia un minimo di manualità e la passione di fare il meglio per la propria barca.
La qualità dello smalto due componenti NAUTILUS ENAMEL viene sottolineata, ed è facilissima, anche dalla possibilità di applicazione sia a pennello, che a rullo e spruzzo.
È da tenere presente che tutte le applicazioni a spruzzo disperdono nell’aria un buon 50% di prodotto, mentre quando si applica a pennello o rullo tutto il prodotto viene messo a protezione della nostra barca. Questo vuol dire ottenere un maggiore spessore e una lucentezza più profonda a parità di materiale usato. Se poi siamo noi armatori a lavorare all’aperto, in rimessaggio o banchina lavorando a spruzzo si rischia di spargere il prodotto sulle altre barche o su auto in sosta nelle vicinanze creando danni agli altri.
Più sicura, efficiente e funzionale è invece l’applicazione dello smalto a rullo coadiuvata dal pennello nelle zone più strette e meno accessibili.
Numerosi sono i clienti che già da anni seguono i nostri consigli e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Un passaparola dell’affidabilità non solo dei nostri prodotti ma anche dell’eccellente qualità del risultato.
La superficie della fiancata da verniciare deve essere levigata e liscia, se si vuole ottenere un risultato impeccabile. Innanzitutto va effettuato un buon lavaggio con acqua e shampoo per togliere ogni traccia di sporco e grasso.
Sulle vecchie fiancate carteggiare con carta abrasiva grana 200,  meglio se applicata con roto orbitale con aspirazione delle polveri, a bassa velocità e poca pressione. A questo punto qualsiasi imperfezione o difetto viene eliminato subito. Per le grosse colpiture o riparazioni possiamo intervenire con 10 10 CFS e Microfibre Minerali nel caso di scafi in vetroresina;  per scafi in legno con 10 10 CFS e Microfibre Naturali.
In alternaiva sono disponibili gli stucchi epossidici NAUTILUS, LIGHT o FINE FILLER, semplici ed affidabili. Permettono di stuccare la superficie colmando avvallamenti ed imperfezioni.
Le stuccature vanno poi perfettamente carteggiate con carta 220.
Si applica come base di fondo un primer epossidico come NAUTILUS EPOXY PRIMER.
L’applicazione è estremamente semplice se effettuata a rullo. Si consiglia di darne almeno 2 mani incrociate. Carteggiatura con carta 220 dopo l’applicazione della “spia”, una polvere nerofumo che permette di evidenziare eventuali avvallamenti o superfici convesse.
Si prepara a questo punto lo smalto Nautilus Polyurethane Enamel
Si miscela il quantitativo necessario (sono disponibili dei bicchieri graduati con i vari rapporti), si mescola bene e poi si fa riposare per almeno 10-20 minuti in base alla temperatura ambiente.
Nell’attesa la superficie da pitturare viene ancora una volta spolverata, meglio se usando il nostro panno antistatico,  con una leggera pressione.
Trascorso il tempo di riposo, si aggiunge se applicato a pennello o a rullo circa il 15-25% di diluente Nautilus Polyurethane Thinner, si mescola ancora bene e si applica immediatamente. Se applicato a spray, la quantità di diluente sarà intorno al 20-35%.
Si applica lo smalto con rullo correttamente in 2 o 3 rullate affiancate su una superficie di circa 1-1,5 mq. Il rullo di spugna permette di avere un risultato eccellente e resa doppia rispetto all’applicazione con pistola.
Con temperature alte è conveniente, durante l’applicazione, diluire ancora leggermente lo smalto.
Nautilus Polyurethane Enamel è ideale anche per pitturare la coperta, quando questa ormai consumata dal tempo, ha bisogno di nuova vita. Anche in questo caso, dopo avere riparato con 10 10 CFS e Addensante n°2 screpolature, zampe di gallina o colpiture, applicheremo come fondo il Nautilus Epoxy Primer.
NAUTILUS POLURETHANE ENAMEL è disponibile in una vasta gamma di colori tra cui due gradazioni di bianco (avorio e ghiaccio), giallo, blu scuro, rosso bandiera, nero, grigio e verde scuro. È possibile ottenere tutti gli abbinamenti corretti con la linea di galleggiamento e i vari colori di antivegetativa. La resa è di circa 16-18 mq/L. Dobbiamo considerare di applicare, per avere un ottimo risultato, almeno 2/3 mani di smalto.
NAUTILUS POLURETHANE ENAMEL oltre a potere essere applicato anche su prodotti precedenti monocomponenti è idoneo per legno, vetroresina, ferro, alluminio, ferrocemento.
Sul nostro DVD n° 3,  dove oltre la completa verniciatura con smalto NAUTILUS POLURETHANE ENAMEL dell’opera morta, si possono vedere altri interventi  utilizzando la resina epossidica 10 10 CFS e suoi additivi.



mercoledì 2 ottobre 2013

PERCHE' NON SIAMO AL SALONE NAUTICO DI GENOVA 2013


Quattro chiacchiere con marco cecchi della Cecchi Gustavo & C. di Viareggio.

Come mai, anche quest'anno, non siete al Salone di Genova?

La risposta è piuttosto articolata.
In primis l'Ucina, l'organizzatrice della manifestazione, della quale siamo stati soci per oltre 30 anni, si è guardata bene dal rispondere alle nostre lettere di richiesta di spiegazione e qui devo mettere anche l'Ente Fiera, ma lì ci sono interessi evidentemente differenti, quindi è comprensibile.
Dalla nostra lettera di dimissione del luglio 2012, abbiamo ricevuto conferma alla nostra volontà di uscire, con un laconico… "ci spiace"  dopo quattro mesi, senza chiedere perché.
E avevano le nostre lettere ed e-mail sulla scrivania che chiedevano spiegazioni.
Traggo la conclusione che con questo direttivo dell'Ucina…
Mi viene in mente la canzone di Sergio Endrigo che in un verso canta… “se le cose stanno così…”

Ma ora il Salone Nautico è più economico, snello - solo cinque giorni  e annunziato come molto più bello.

Più snello, cinque giorni invece di nove, 25.000 mq di superficie espositiva invece dei quasi o più di 200.000 - se non vado errato, un nuovo look.
Non mancheremo di visitarlo.
A mio avviso questa è una completa debacle in solo 2 edizioni. L'edizione del 2011 confermava già segni di declino da almeno 3 edizioni precedenti di cui la prima fu uno stallo preoccupante rilevato dai piccoli espositori (di cui faccio parte).
Meno visitatori, i primi due giorni di apertura Sabato e Domenica… vuoti.
Lo scorso anno è stato "tirato su" dalla vela - è sempre una mia opinione, che era stata sempre bistrattata.
I titoli di tutta la stampa degli anni precedenti erano:
"Meno visitatori ma più interessati, buoni affari.”
“La nautica va e tiene!”
Poi nel consuntivo a fine salone qualcosa da rivedere: migliorare i parcheggi e servizi igienici.
Lo sento dire dagli anni ‘60.
Vede, in una intervista post Salone dello scorso anno (già con rotta di collisione inevitabile), la Presidente della Fiera si dichiarava soddisfatta dei risultati conseguiti e si autocomplimentava d'avere condotto la barca in una "tempesta perfetta", come il film con George Clooney.
Forse l'intervistata non l'ha visto, ma lì muoiono tutti!

Ora hanno annunziato un piano Marshall per la nautica, per la sua ripresa e rilancio.

Ma conoscono il progetto del piano Marshall?
Lo fanno rigirare nella tomba.
Come fanno ad appropriarsi di un piano post guerra, scimmiottando un falso acume che è ben lontano dai loro comportamenti pratici e intuizioni appropriate.
Come è possibile che il consiglio dell'Ucina resti in carica a ranghi completi, che nessuno di loro, partendo dal presidente, non abbia almeno un dubbio morale della propria incapacità o sfortuna del momento negativo che stiamo vivendo e presenti le dimissioni.
Hanno proposto, a mio avviso rimedi, di nessuna validità.
Siamo consapevoli tutti della crisi attuale e rimproveriamo, accusandoli, i politici che hanno sperperato a più non posso!
E una libera associazione come l'Ucina, di cui ho fatto parte, che rappresenta la categoria, ha alla sua dirigenza un gruppo di persone che si ispira e si comporta proprio come politici incalliti.
La pioggia non li bagna e la polvere non li sporca.

Ma anche gli altri saloni hanno problemi analoghi la crisi è vasta.

Se si riferisce a quello di Parigi, Londra e Düsseldorf anche loro hanno registrato meno visitatori ed espositori ma la superficie espositiva è pressoché rimasta la stessa.
Sono diminuiti i visitatori ma sono manifestazioni ancora di riferimento.
Guardi per esempio la fiera di Carrara. Meno visitatori, espositori in meno ma molto dignitosa.
Una Direzione con un "Customer Care" mostrato sin dalla prima edizione.
Si parla con gli organizzatori come se fossero dei nostri.
Si parla la stessa lingua. Se mando loro una e-mail in giornata mi arriva la risposta, o prima una telefonata perché chi di competenza è fuori per qualche giorno.
Anche per loro il tempo è avverso, hanno ridotto la velocità, non hanno continuato a fare come la cicala delle favole di Fedro.
Hanno abbassato i giri del motore e per le barche a vela hanno tolto il gennaker e preso due mani di terzaroli.
Durante la manifestazione di Carrara almeno un paio di volte la dirigenza viene a chiedere se tutto procede bene o se c'è qualcosa da correggere.
Pensi che, che quattro edizioni fa - se non vado errato, prima dell'inizio manifestazione di Genova, l'Ucina inviò una circolare nella quale invitava i soci, se interpellati dalla stampa (quale stampa? le riviste del settore che le più volte sono supine alla pubblicità, oppure i quotidiani?) di rispondere che il sistema funzionava e che si vedeva la ripresa.
E stavamo appena entrando nella crisi che avrà, ahimé, ancora un lungo percorso.
Cerco di spiegarmi meglio: il tanto sbandierato salone nautico più grande del mondo… ha fatto crac. Il salone più grande, ma con i piedi d'argilla. E il consiglio dell'Ucina non ha neppure il pudore di dire: pardon!
Non le sembra curioso.
Se poi intende i saloni galleggianti, Cannes e Montecarlo specialmente con quest'ultimo, a mio avviso, non c'è possibilità di confronto.

Lei ce l'ha con l'Ucina e mostra animosità anche nei confronti della Fiera.

Scusi, in Ucina, come in tutte le associazioni ci sono bravi e meno bravi.
Anche in un equipaggio da regata.
Però le regole ci devono essere e rispettate.
Se poi ci sono delle zone non ben definite dai regolamenti, dovrebbero essere interpretate nello spirito dell'associazione, nell'interesse degli associati e, badi bene, nell'interesse di tutta l'utenza cui si rivolge e non solo.
L'obiettivo finale è l'utente e la sua barca, le associazioni devono essere al servizio loro e comprenderne le necessità.
Chi siede in consiglio deve mediare con le richieste e i mugugni e trovare l'intesa.
E' inutile strillare ai quattro venti l'insipienza dei politici e poi avere, a mio avviso, comportamenti simili. I politici hanno ridotto mezzi e carburanti al servizio pubblico, le auto blu sono invece ancora incrementate e non si parla di ridurle. Ha visto che macchine blindate hanno. Molte di quelle superano di slancio 150.000 euro e non c'è solo un autista.
Inoltre l'Ucina da tempo vuol dire anche Confindustria (può anche andarmi bene questo gemellaggio ma…)
Confindustria anni fa ha stabilito che gli associati che pagano il pizzo verranno espulsi automaticamente dall'associazione.
Era sotto gli occhi di tutti che moltissimi grandi cantieri nautici non pagavano, non onoravano le scadenze dei fornitori e dell'outsourcing giustificandosi con argomentazioni a mio avviso discutibili.
Hanno dilazionato ulteriormente e autonomamente i pagamenti. 
Hanno ridotto, tout-court, con percentuale a due cifre, i contratti in corso d'opera.
Poi hanno resettato nuovamente. Ancora meno costo e più sconto.
O così o pomì.
Per avere prezzi più competitivi hanno agito contro i più semplici, verso coloro che ci credevano, hanno girato loro la competitività richiesta da un mercato che diventava più difficile erodendo i limitati profitti.
Non hanno fidelizzato!
Cito T. Fontane:
"Una giusta economia non dimentica mai che non sempre si può risparmiare; chi vuol sempre risparmiare è perduto".
Gli imprenditori dell'outsourcing hanno subito i colpi di coda e alcuni si sono tolti la vita: e il presidente viene a suggerirmi di dire che va benino che si vede la ripresa?
Credo che l'Ucina si rivolga ad una agenzia di comunicazione: come dire poche parole convincenti per ottenere il massimo consenso.
Riesce a vedere un parallelismo con la politica istituzionale attuale? Io sì.
Perché non ha dato l'out-out ai cantieri famosi mettendoli fuori dall'associazione? Perché non ha ascoltato le proteste durante le convention degli associati?
Perché facendo parte dell'Icomia non ha preso in visione di come avvengono i pagamenti nei paesi progrediti?
Perché cantieri chiusi hanno potuto mettere in mostra le loro barche al salone… questa è carina: un vicepresidente (ora ex) alla mia osservazione rispose che l'Ucina era stata scavalcata dalla Fiera che aveva accettato l'iscrizione fatta dalle banche tese a vendere le barche sequestrate per i loro leasing non pagati.
Sarà vero o falso? Non importa, fatto sta che mi sembra terra di nessuno e intorno a quelle barche c'erano altri cantieri in default e il visitatore poteva essere tratto in inganno.

Ma ci va giù duro!

Io non ce l'ho con l'Ucina o la Fiera.
Il costo contatto/persona di Genova è ancora il più basso parametrato ad altre fiere o eventi. Tuttavia negli ultimi sette - otto anni ero passato dagli oltre 5.000 depliant in 9 giorni a 2.200 circa. Quindi a 2.200 depliant Genova era sempre più economica.
Ma l'Ucina e la Fiera non hanno risposto alle mie lettere e questa la ritengo una scortesia.
In più hanno soffocato in maniera sorda, lo scorso anno, una manifestazione alternativa da svolgere prima, che criticava in maniera forte il costo dello spazio Fiera.
La protesta partita dal settore vela è stata invisa dall'Ucina e dall'ente Fiera che hanno fatto sponda con la Regione Liguria e il suo Presidente, sembra anche con "suggerimenti" del Governo di allora. Il libero arbitrio dell'imprenditore ostacolato dalla casta per "lesa" maestà.
Roba da ridere. E pensare che mi ero già attivato per Genova e Genova Aeroporto. Non mi sento offeso per questo ma è un segnale, per me, di cambiare strada.
Un po’ come il bar sotto casa che ti serve il caffè nella tazzina sbocconcellata e il bancone con le briciole delle brioches.
Io mi rifiuto di frequentarlo anche se è buono e conveniente.
Mi sembrano struzzi, stanno con la testa sotto la sabbia convinti di essere nascosti… perché non vedono.
Non è così o perlomeno io penso che non sia così. Marina Aeroporto bloccata, poi a La Spezia… salvo poi leggere sul Secolo XIX che il presidente Ucina critica ampiamente l’ente fiera.

L'Ucina ha incontrato nel suo cammino anche il governo Monti con lo spauracchio delle barche e delle auto fermate ad ogni piè sospinto.

Vero. Le misure del governo Monti sono state, a mio avviso, provvedimenti da ignaro sia per la nautica che per le auto.
Il bello è che senza rifare tutta la storia della nautica dagli anni cinquanta, un altro Presidente del Consiglio, Amato (e lo abbiamo ancora tra i saggi… ma si immagina come sono contento io che mi ispiro al socialismo!) nel 1992 aveva già fatto provvedimenti analoghi e anche più insensati.
Aveva portato per esempio l'Iva per le aragoste, beni di lusso, barche sopra i 25 mt al 38%, tassa di stazionamento a limiti quadrupli di quella del governo Monti in previsione di fare cassa, nel settore nautico - escluse le aragoste… di circa 300 miliardi delle vecchie lire. Siamo nel 1992. L'allora presidente Ucina, signor Giusfredi in una memorabile intervista al mensile Vela e Motore snocciolava che gli introiti erano stati circa 30 miliardi (circa un decimo di quanto previsto) e la perdita per l'erario per mancanza di introiti per accise sui carburanti, iva su lavori ecc. veniva valutata in oltre 2.300 miliardi come zoccolo duro.
Boia e ci rappresentano!!! E fanno gli interessi dell'Italia!
Le barche grandi ripararono all’estero.
Ecco bastava rispolverare quei dati, avere mente storica e andare e urlare al governo in carica come erano stupidi.
E se non bastava attraverso i quotidiani con pagine a pagamento ma ben messe e sit-in fuori delle loro abitazioni.
Se invece analizza il bluff dei leasing facili vede che i cantieri crescevano su questa onda frangente, che non aveva consistenza e alle convention si parlava della nautica più bella del mondo, del salone più grande del mondo, delle furbizie più furbe del mondo (e furbo deriva da furto) la situazione era già traballante durante la festa.
Ritorno ai pagamenti verso i fornitori e l'outsourcing.
Comprando all'estero pago (e mi ritengo fortunato) il 50% nella settimana che mi arriva il materiale e il resto entro i 30 gg. di calendario.
Consideri che un trasporto dall'Inghilterra o Germania viene consegnato in 48 - 72 ore non ci sono più i tempi biblici degli anni ‘50 e ‘60 con le varie operazioni doganali.
In altri casi pagamento a disponibilità della merce, prima della spedizione.
Invece noi impariamo che gli enti pubblici hanno un debito di oltre 80 miliardi di euro e i fornitori falliscono. E' vero che hanno venduto più caro ma se poi non realizzano…
Per lo Stato è il cane che si morde la coda.
Non so se il paragone può avere attinenza a questo colloquio ma la Fiat (anche io comperai la mia sospirata 500, dopo il servizio militare) per circa 40 anni ha fatto le macchine con la ruggine e nessun ministro dell'industria è intervenuto. La legge italiana richiedeva per la verniciatura dell'auto, uno spessore medio di 55 micron mentre il DIN l'istituto di certificazione tedesco non inferiore a 220 micron di secco.
La mia 500, al mare, dopo un paio di mesi aveva la ruggine negli sgocciolatoi e dopo due anni la buccia d'arancio sugli scatolati. Il maggiolino dopo tre anni veniva lucidato e tornava come nuovo.
Quindi dico: "dura Lex, sed lex".
La Legge (è) dura, ma (è sempre) la Legge.

Devo dedurre: mai più Genova!

Perché no?
A ogni giorno basta il suo affanno.
Sono curioso di vedere come va questa edizione.
Faccio gli auguri a tutti gli operatori colleghi e non e anche, le sembrerà strano, all'Ucina e all'ente fiera.
Spero si ravvedino e siano illuminati sulla via per Damasco.

Io sto facendo un bordo diverso, ho scelto di dirigermi dove penso ci sia più vento per aumentare la  velocità.
Alla fiera ho tanti amici, ricordi e affari conclusi bene e meno bene, scoperte di altri settori.
Se ho continuato a farla anche quando storcevo la bocca è stato per riconoscenza di quando il salone seppure, sempre con i servizi igieni alieni, era stimolante, duro ma creativo.
Ho tante primavere, ricordo i diverbi con la signora Astrid Muckermann (vorrei conoscere qualcuno che non ne abbia avuti), quando partivo per contestarla lei con la sua erre moscia mi sconfiggeva, soltanto con una semplice battuta mi faceva sentire impreparato.
Serbo ancora i suoi messaggi brevi e significativi.
Poi diventammo amici.
Prima avevamo sempre duellato ma lei aveva 10 marce in più di me e sono magnanimo.
Quanto ci manchi Astrid.
Allora, a tutti, intanto… buon Salone Nautico di Genova 2013.

Sinceramente, marco cecchi